🗓️ 19 Aprile 1968: la giornata che sconvolse Valdagno

Il 19 aprile 1968 Valdagno fu teatro di una delle manifestazioni più intense della sua storia. Una giornata di sciopero che coinvolse operai, studenti e cittadini, e che sfociò in durissimi scontri con le forze dell’ordine.

🏭 Il contesto: tensione crescente nelle fabbriche

Verso la fine degli anni Sessanta, la Marzotto S.p.A. presentò un piano di ristrutturazione e riduzione del personale per gli stabilimenti di Maglio di Sopra e Valdagno.
Questa decisione generò malcontento diffuso tra gli operai della vallata. Dopo alcune iniziative non riuscite del tutto, si proclamò uno sciopero generale di 24 ore per il 19 aprile 1968, coinvolgendo anche studenti e cittadini.

🚨 L’inizio dello sciopero e i primi scontri

Alle 7 del mattino, gli operai iniziarono a radunarsi davanti allo stabilimento Marzotto di Valdagno. Trovarono però una schiera di Carabinieri, incaricati di garantire un corridoio d’accesso alla portineria.

Nonostante i tentativi degli operai di bloccare l’entrata, furono respinti dai militi. La tensione crebbe ulteriormente con l’arrivo di un primo reparto Celere e il sopraggiungere degli studenti delle scuole superiori e numerosi cittadini.

A quel punto, il vicequestore ordinò una prima carica, che costrinse i manifestanti ad arretrare, ma non a disperdersi.

Valdagno La rivolta del 1958
Valdagno La rivolta del 1958

🔥 L’assalto e l’escalation della violenza

Nel pomeriggio, due operai furono arrestati con violenza e trascinati all’interno della portineria. Questo gesto scatenò la rabbia dei presenti. I sindacati tentarono di negoziare il rilascio, ma in cambio venne chiesto lo scioglimento della manifestazione.

La risposta fu una sassaiola che distrusse le vetrine della portineria, ferendo un agente. Il vicequestore ordinò così una seconda carica ancora più dura, con lancio di lacrimogeni e bombe scheggia.

I manifestanti, da parte loro, intensificarono la sassaiola, raccogliendo pietre dal letto del fiume Agno e distruggendo parte del ponte del tessitore.

💥 La città sotto assedio

Molti manifestanti si diressero verso la caserma dei Carabinieri oltre l’Agno con l’intenzione di assaltarla, ma poi ripiegarono verso il Bar Jolly-Hotel Pasubio e i Magazzini Rinascente, dove tutte le vetrine furono distrutte e i manichini gettati nel fiume Agno.

Incendi divamparono in più punti della città, mentre i Vigili del fuoco, accorsi in zona Ponte dei Nori, vennero bloccati da barricate e lancio di pietre.

🎥 Il cinema interrotto e l’assalto al monumento

Durante la proiezione in corso al cinema Corallo, lo spettacolo venne interrotto e il pubblico invitato ad uscire, poiché la piazza adiacente era ormai invasa dai manifestanti.

Nel frattempo, si preparava l’assalto al monumento a Gaetano Marzotto, simbolo della protesta e dell’odio verso l’azienda.

🚓 Rinforzi e conseguenze

Verso le 22:00, arrivarono a rinforzo delle forze dell’ordine altri reparti: la Celere di Padova e un’unità dei Baschi Blu, appena rientrata dalla Sardegna.

Gli scontri furono durissimi per le strade di Valdagno. Il bilancio, il giorno seguente, fu pesantissimo:

  • 300 persone fermate

  • 42 arresti trasferiti al carcere Due Palazzi di Padova

  • Oltre 100 feriti tra manifestanti e forze dell’ordine